Cinemorfina, per drogati di cinema

Sulle mie labbra


 
SULLE MIE LABBRA
(Sur mes levres )

di Luciana Morelli

Regia: Jacques Audiard
Produzione, anno: Francia , 2001
Genere: drammatico-psicho thriller
Durata: 115 ‘
Cast: Vincent Cassel, Emmanuelle Devos, Olivier Gourmet, Olivier Perrier, Olivia Bonamy, Bernard Alane, Celine Samie, David Saracino
Voto:

Una storia d’amore e d’amicizia, un poliziesco, un thriller psicologico, un noir ed una denuncia sociale. Fuori dall’ordinario e mai banale, questo film è un po’ di tutto ciò. Si colloca tra i film più sottovalutati e meno pubblicizzati della stagione, risultando a mio avviso proprio per questo motivo, inaspettatamente affascinante. Uno di quei film che tutti noi avremmo bisogno di vedere per riassaporare il gusto dell’inconsueto e dell’irregolare, ma soprattutto per tuffarci, anche se solo per un paio d’ore, in un’altra dimensione, nella vita e nella testa di una trentacinquenne non udente, insoddisfatta e piena di turbamenti. In continuo conflitto con sè stessa e con gli altri, Carla cercherà di trovare la forza di ribellarsi al “crudele” mondo che continuamente la rifiuta e la deride e di mettere così fine al suo doloroso e contrastato rapporto con gli uomini. Intrappolata da anni in uno squallido lavoro di segretaria di un’impresa immobiliare totalmente gestita dall’altro sesso, Carla si sente sola e diversa, vittima di una routine e di un carattere chiuso ed introverso, attanagliata dalle sue timidezze e continuamente oggetto di scherzi crudeli ed ingiustizie. La sua vita scorre lenta ed inesorabile, in attesa di un sussulto, di un brivido che in qualche modo possa far cessare le sue frustrazioni di donna, di squallida zitella incapace di risultare interessante e di attirare l’attenzione di un uomo se non esclusivamente a causa del suo handicap.
Ed ecco che un giorno finalmente si decide a tirare fuori le unghie, a sfruttare la sua voglia di cambiare, la voglia di un amore che potrebbe non arrivare mai ed a mettere a frutto la sua capacità di leggere i discorsi altrui dal movimento delle labbra. Sarà proprio questa sua abilità a “svegliarla” e a dare un senso a tutta la storia (da questo particolare il regista prende il titolo del film). Tutto cambia dal momento in cui l’ufficio di collocamento le manda l’aiutante che lei aveva richiesto ma che non corrisponde proprio fedelmente alle indicazioni fornite da lei fornite. Paul Angeli entra nella vita di Carla in punta di piedi; un avanzo di galera senza casa, senza vestiti e senza la benchè minima attitudine professionale si presenta un bel giorno davanti a lei senza speranza di essere assunto. Tra i due nasce da subito uno strano rapporto di complicità ed amicizia che permetterà loro di conoscersi ed accettarsi l’un l’altro per come realmente sono e di trasformarli una volta tanto da vinti in vincitori; un’amicizia in grado di sgretolare man mano il muro di difesa che li separa mostrando reciprocamente la loro vera essenza, in barba alle finzioni ed alle preoccupazioni di sembrare migliori delle apparenze. I due, se pur opposti, si sentono comunque molto simili, accomunati da una grande voglia di dare e di ricevere, stufi di sentirsi inutili e compatiti si aiuteranno a vicenda e cercheranno di prendersi le loro piccole grandi rivincite.
Un grande Vincent Cassel, calatosi perfettamente nel ruolo di ex-delinquente, sciatto e disperato (già assaporato in questi panni in “Dobermann” a fianco della sua stupenda moglie Monica Bellucci che in quel film era, ma guarda un pò il caso, sordomuta) ed una sorprendente quanto sconosciuta Emmanuelle Devos (già protagonista di “Anna Oz”) che splende nelladolcissima mediocrità del suo personaggio, così sprezzante delle mezze misure, stanca dei compromessi quando si vede davanti un obiettivo per cui vale la pena rischiare tutto, per divenire finalmente protagonista di quella vita che aveva da sempre immaginato di vivere.
Splendidamente diretta e sceneggiata (con la collaborazione di Tonino Benacquista) da Jacques Audiard, questa pellicola intrappola immediatamente e ripetutamente i sensi dello spettatore nei sensi dei personaggi, li avvicina, li cattura. I frequenti stacchi sui volti ingenui della Devos e di Cassel, ci fanno quasi guardare con i loro occhi e sentire con le loro orecchie. Cogliere il significato della sordità non è facile ma il regista ci prova ugualmente, facendola in qualche modo sembrare “utile” e cercando di farcene assaporare l’amarezza mostrando simpaticamente come la protagonista ne faccia virtù, pur non scendendo mai nella compassionevole e banale commiserazione del suo handicap.
Il regista si destreggia con sapiente maestrìa tra sbalzi di sonoro (a seconda che la Devos sia con o senza apparecchi) ed inquadrature volutamente imprecise, che difficilmente riprendono la totalità delle situazioni. Sono i particolari che contano in questo film, piccole sfumature di diversi colori, dal nero al rosa pastello perfettamente miscelati a formare un perfetto acquerello. La storia scivola tra le dita senza mai stancare ed entra pian piano nel cuore dello spettatore avvolgendolo nelle sue mutevoli atmosfere. Da non perdere, veramente una grande sorpresa.

 
Stop frame: Silenzio in sala e qualche sorriso quando Carla si sfila gli apparecchi dalle orecchie infastidita dall’alto volume della musica da discoteca, o quando il bimbetto a cui fa da baby-sitter piange e non vuole saperne di smettere.

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