Cinemorfina, per drogati di cinema

TADPOLE – UN GIOVANE SEDUTTORE A NEW YORK –


 
TADPOLE – UN GIOVANE SEDUTTORE A NEW YORK
(Fah Talai Jone)

di Luciana Morelli

Regia: Gary Winick
Produzione, anno: Usa, 2002
Genere: Drammatico/Melò/Commedia/Azione
Durata: 76′
Cast: Aaron Stanford, Sigourney Weaver, Bebe Neuwirth, John Ritter, Robert Iler, Ron Rifkin
Voto: Apri la legenda

Oscar Grubman è apparentemente timido con le ragazze, poco socievole e piuttosto snob verso lo stile di vita dei suoi coetanei; i suoi interessi sono più “adulti”: la letteratura, la poesia di Voltaire ed il perfezionamento del suo francese, insomma come lo definisce il suo migliore amico Charlie, sembra un quarantenne racchiuso in un corpo da quindicenne. Quello che nessuno sa è che Oscar ha una segreta passione per le donne mature ed in particolare è innamorato follemente della sua affascinante matrigna Eve (Sigourney Weaver). Per festeggiare il giorno del Ringraziamento torna dal college nella casa newyorkese in cui il padre Stanley (John Ritter) vive con la donna deciso a corteggiarla e a dichiararle il suo amore. Le cose si complicheranno quando Oscar in un momento di debolezza si lascerà sedurre da Diane, provocante massaggiatrice e migliore amica di Eve da anni. Per fortuna quando la storia verrà alla luce, destando lo sgomento di tutti, la vacanza di Oscar sarà terminata ed avrà portato con sé le illusioni ed i sogni proibiti di tutti soprattutto avrà cambiato il punto di vista di Oscar dissuadendolo dal voler crescere troppo in fretta.

Poco interessante e piuttosto anonima la recitazione, ma soprattutto la faccia, del ventitreenne Aaron Stanford nei panni di un precoce quindicenne; poco convincente la sua interpretazione soprattutto se si considera che il personaggio, un adolescente sofisticato e vigoroso, avrebbe dovuto basarsi proprio sul fascino per conquistare il pubblico oltre che tutte le donne del film. Girato in soli 14 giorni, modello documentario amatoriale usando una videocamera digitale, “Tadpole – Un giovane seduttore a New York” è ambientato nell’elegante e romantica Upper East Side di N.Y. in cui spiccano deliziose stradine ed eleganti bistrò omaggio alla cultura ed all’atmosfera francese che si intona particolarmente al carattere sognatore del protagonista.

Il risultato è proprio come era prevedibile che fosse: sembra un telefilm (dura un’ora e sedici minuti), in alcuni punti è piuttosto noioso ma soprattutto è poco credibile che un’ultraquarantenne amica di famiglia da anni abbia rapporti intimi ripetuti con un ragazzo che ha visto crescere; quantomeno è un po’ singolare. Le intermittenti citazioni di Voltaire che frammentano il film nei punti giusti sono, a mio avviso, l’unico particolare divertente che sono riuscita a carpire in questa commediola che ha inspiegabilmente riscosso un grande successo di pubblico proprio a New York, per lo più regalando il premio per la Miglior Regia a Gary Winick al Sundance Film Festival. Per quel che mi riguarda sarei solo curiosa di sapere cosa può aver mai spinto la signora Weaver ad accettare questa parte (molto meno brillante di quella di “Heartbreakers” nel ruolo della grottesca mangiauomini), dopo averci deliziati nei panni, totalmente opposti, dell’impavido tenente Ripley nella saga di “Alien” iniziata nel 1979 con lo splendido capolavoro di Ridley Scott. Ricordatela così, datemi retta.

6/02/03

 

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