Cinemorfina, per drogati di cinema

THE MAJESTIC di Francesca Colantoni


 
THE MAJESTIC

di Francesca Colantoni

Regia: Frank Darabont
Produzione, anno: USA, 2001
Genere: Drammatico
Durata: 146′
Cast: Jim Carrey, Martin Landau, Laurie Holden, James Whitmore
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“The Majestic” è uno dei rari casi di film dei giorni nostri dedicati al tema del Maccartismo, benché sia stato ingiustamente accolto come un fiasco ai botteghini nonostante l’indiscutibile bravura di Jim Carrey come protagonista e la bellezza della storia.
Siamo ad Hollywood nel 1954. Lo sceneggiatore di film di serie B Peter Appleton (Jim Carrey) finisce sulla lista nera, perde la memoria in seguito ad un incidente stradale e si ritrova nella cittadina di Lawson, in lutto per l’alto numero di giovani caduti durante la Seconda Guerra Mondiale. Il padre di uno di loro, Harry Trimble (Martin Landau), riconosce quindi in Peter il figlio Luke creduto morto e con cui il giovane ha una straordinaria somiglianza, e i cittadini gli danno ragione. Vivendo la sua nuova identità Peter fa restaurare e riaprire il cinema Majestic, di proprietà della famiglia di Luke, e riaccende nella disillusa città la speranza e la capacità di sognare. Riacquistata la memoria decide però di dare una bella lezione di democrazia ai suoi accusatori diventando, agli occhi dell’opinione pubblica e dei cittadini di Lawson, un eroe anche grazie alle parole e all’insegnamento dell’ex fidanzata di Luke, Adele (Laurie Holden), giovane e bell’avvocato da lui corteggiata al suo ritorno. Il tema del Maccartismo è presente soprattutto all’inizio del film e alla fine, mentre la parte centrale è dedicata alla vita di Peter a Lawson. All’inizio vediamo infatti Peter che va al cinema a vedere il primo film scritto da lui e, ignaro di finire ben presto nella rete dei maccartisti, assiste a un cinegiornale dal titolo: “Cacciare i rossi da Hollywood”. Quando Peter scopre di essere finito sulla lista nera decide di collaborare con la Commissione pur di non perdere il lavoro e, ubriacatosi per dimenticare, si rivolge sconvolto alla sua scimmia di pezza e dice ironicamente: “Brinda con me alla terra della libertà e degli uomini giusti!”. E’ dopo questo episodio che Peter è coinvolto nell’incidente che causerà la perdita di memoria e il ritrovarsi a Lawson ed è questa la parte più interessante del film, quando la perdita simbolica di identità di molti accusati di comunismo durante l’era maccartista si trasforma idealmente nella reale perdita di memoria e identità di Peter. In questa fase del film vediamo la completa realizzazione del sogno americano. Luke/Peter dà nuove speranza alla cittadina di Lawson e ai suoi abitanti che devono pur aggrapparsi a qualcosa per tornare a vivere e restaura la fabbrica di sogni per eccellenza, il cinema Majestic, dove la magia e la bellezza sono reali e possibili. Il finto padre, Harry Trimble, reale proprietario del cinema, dice a questo proposito: “Solo nel buio di una sala puoi rimanere avvolto dalla magia. Basta saperla sentire”. Quindi “The Majestic” non è solo un film sull’ingiustizia e sulla perdita e il ritrovamento dell’identità perduta (e degli ideali perduti) ma è anche e soprattutto un film sul cinema e sul suo significato profondo e un film sulla sottile differenza che si instaura a volte fra realtà e finzione. Di certo Peter non è Luke, ma chi può dire che non sia simile a lui più di quanto lui stesso creda? Forse la finzione non è poi così lontana dalla realtà a volte.
Da ricordare infine che la tematica dei reduci e del loro reinserimento nella società è presente anche in questo film come già molti anni prima ne “I migliori anni della nostra vita”. Questo tema è evidente soprattutto alla fine del film, nella sequenza dell’interrogatorio di Peter di fronte alla Commissione per le Attività Antiamericane quando il giovane sceneggiatore si rifiuta di leggere il discorso di scuse che i suoi avvocati gli hanno preparato e tira fuori dalla tasca il volumetto della Costituzione degli Stati Uniti che Adele gli ha fatto avere e che fu un regalo di Luke. E’ allora che Peter trova il coraggio di diventare quello che tutti credevano che fosse (cioè l’alter ego di Luke) ma che in realtà lui non è mai stato e, alzandosi in piedi, dice alla Commissione: “Se Luke Trimble fosse qui si vergognerebbe di essere morto per un Paese che non è più quello in cui credeva e per cui ha lottato”. La vergogna e il disprezzo di essere americani; è questo che molti accusati ingiustamente devono aver provato trovandosi nei panni di Peter Appleton.

02/05/2003

 
Stop frame:
– SPOILER –
la riapertura del cinema Majestic, la performance al piano di Peter alla sua festa di benvenuto, la visita alla tomba di Luke, la lettura della lettera di Luke a Adele e la sequenza del colloquio alla Commissione

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