Cinemorfina, per drogati di cinema

The Truman Show


 
THE TRUMAN SHOW

di Marco Cherubini

Regia: Peter Weir
Produzione, anno: USA, 1998
Genere: Drammatico
Durata: 102′
Cast: Jim Carrey, Ed Harris, Laura Linney
Voto:

Truman Burbank (Jim Carrey) è spiato giornalmente, nella sua piatta quotidianità, da migliaia di telecamere, a sua completa insaputa. E questo è già senz’altro, come dire, un fatto serio; ma non basta. Questa è, è il caso di dire, una ” storia” che dura da circa trenta anni, ovverosia dalla sua nascita: egli è stato adottato (comprato ?), quand’era ancora in fasce, da un potente network, e da quel preciso istante è stato piazzato, per vedere come se la sarebbe cavata per il resto della vita, davanti alle telecamere: ogni frammento della sua esistenza viene trasmesso in diretta TV 24 ore su 24. Ed a voler rincarare la dose, se mai ce ne fosse bisogno, sta il fatto che tutto intorno a lui è fittizio, fasullo: la sua casa, quella dei vicini, il suo lavoro, il mare, il cielo, sua moglie (è solo una attrice, come tutti gli altri). Truman vive in questo enorme e costosissimo set, in questa palla di cristallo con la neve (ed il sole, la luna e le casette), completamente ignaro, ed è, come dire, felice. Man mano, però, una serie di eventi lo porteranno (e sarebbe anche ora, si potrebbe dire, dopo 30 anni !) a sospettare qualcosa…
L’idea-guida è non troppo originale (a poeti, scrittori e persone comuni di ieri e di oggi è certo venuto in mente qualcosa del genere, almeno una volta nella vita), ma ha il merito di essere stata realizzata, e più che bene. Ha altresì il pregio di stimolare (come le migliori pellicole spesso fanno) parecchie riflessioni, più chiavi di lettura. Una prima, onirica, psichica, filosofica, letterariamente molto seducente (e forse un po’ abusata), è quella della sottile differenza tra realtà ed illusione, tra genuinità e finzione, che ci riporta come minimo agli albori della filosofia classica. Come sapere cosa è reale ? E cosa è ciò che è reale ? Una seconda, certo legata alla precedente, esprime (in una fin troppo chiara metafora) il rapporto conflittuale tra l’uomo e Dio, tra il Creatore e le sue creature (manco a dirlo, il “Padre” virtuale di Truman, l’organizzatore di tutto, la Voce dall’alto, interpretato da Ed Harris, ha nome “Christof”…). L’uomo che vuole conoscere la verità, dunque, che non accetta i propri limiti, e sfida le regole del suo Creatore… Ancora, ed è forse ciò che è piaciuto meno a tanta critica, la paurosa contiguità, pur nella paradossalità della storia, tra questo racconto fantastico ed una realtà potenzialmente molto simile. La vicenda di Truman nasce da una molteplicità di aspetti: è come un puzzle formato da tanti pezzi, da tanti contributi (gli ascolti televisivi, l’alienazione del pubblico, i milioni di dollari in ballo per le cose più futili, ecc.): ma molti di questi pezzi, li ritroviamo, assai simili, qua e là, proprio nella società in cui viviamo. L’ottima regia poi, rende degli eventi paradossali sinistramente verosimili. E ci sarebbe ancora tanto da dire…
Insomma, tra Kant, Omero, Nietzsche, Orwell, La Bibbia e le Soap Opera, dopo aver visto questo film, correrete a staccare la specchio del bagno per vedere se dietro c’è una telecamera ? Io l’ho fatto.

 
Stop frame:

Like this Article? Share it!