Cinemorfina, per drogati di cinema

Una Storia Vera


 
UNA STORIA VERA
(The Straight Story)

di Leonardo Biagiola

Regia: David Lynch
Produzione, anno: USA, 1999
Genere: Drammatico
Durata: 105′
Cast: Richard Farnsworth, Harry Dean Stanton, Sissy Spacek
Voto:

Quando si parla di David Lynch vengono in mente i misteri di Twin Peaks, le magnifiche scenografie di Dune oppure si pensa ai più recenti e cervellotici Strade perdute e Mulholland Drive. In ogni caso pensiamo ad un cinema visionario ed al talento di un grande artista che rigetta ogni forma di cliché. Invece con Una storia vera dobbiamo ricrederci e riconoscere in Lynch anche una vena poetica ed intimista.
Il film, realmente basato su un fatto accaduto, tratta del viaggio di Alvin Straight (Richard Farnsworth) che, alla veneranda età di 73 anni, percorre centinaia di miglia a bordo di un tagliaerba per raggiungere il fratello Lyle (Harry Dean Stanton) colpito da un infarto. Un viaggio di cinque settimane, tra immensi e splendidi paesaggi naturali, campi coltivati e paesi rurali. Ma limitare il viaggio di Alvin ad una passeggiata campestre è estremamente ingiurioso. Durante il film, dal ritmo sereno e pacato come la vecchiaia stessa, si scivola lentamente nella vita di Alvin, tra i suoi ricordi e l’intera opera assume toni caldi ed intimisti. In realtà il viaggio, apparentemente dovuto ad una ottusa testardaggine, viene vissuto da Alvin come mezzo estremo per soffocare un rimorso, causato dal decennale silenzio che lo separa dal fratello. Una sorta di viaggio purificatore, voluto e dovuto.
Ottima la prova di Richard Farnsworth, che interpreta il ruolo di Alvin con estrema sensibilità, donando al personaggio un’aria saggia e comprensiva. Belle anche le musiche, firmate dal solito Angelo Badalamenti (lavora con Lynch dal 1986), che accompagnano con sonorità country l’intero viaggio. La cosa che più colpisce in Una storia vera è l’estrema semplicità con cui è realizzato. Lynch abbandona di proposito ogni eccesso, ogni stravaganza, ottenendo infine un prodotto validissimo che è un elogio alla purezza e alla sincerità. A volte la sceneggiatura sembra esitare, ma forse anche questo è voluto, evitando di coinvolgere lo spettatore con retorici sentimentalismi. Semplicità quindi e non banalità. L’abilità di Lynch sta proprio qui, nel trasporre il tutto in maniera estremamente realistica, dal sapore quotidiano, impresa non facile vista la singolarità del viaggio.
Non c’è dubbio che Lynch con questo film abbia aperto e chiuso una parentesi. Già con l’ottimo Mulholland Drive il regista è tornato ad essere sé stesso, con i suoi virtuosismi e la sua eccentricità. Ma Una storia vera resta un film da ammirare, un omaggio alla senilità, semplice, genuino, capace di commuovere anche con un silenzio.

 
Stop frame: La traversata del ponte sul Mississippi, quasi a tagliare un traguardo.

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