Cinemorfina, per drogati di cinema

Vanilla Sky


 
VANILLA SKY

di Leonardo Biagiola

Regia: Cameron Crowe
Produzione, anno: USA, 2001
Genere: Thriller
Durata: 136′
Cast: Tom Cruise, Penelope Cruz, Kurt Russel, Jason Lee, Noah Taylor, Cameron Diaz
Voto:

Il successo di un film può scaturire da vari fattori: a volte è la bontà del film stesso, a volte la bravura degli interpreti, altre la spettacolarità degli effetti speciali…c’è sempre qualcosa insomma che fa scattare la curiosità (ed il portafogli) dello spettatore. Vanilla Sky (remake di “Apri gli occhi” di Alejandro Amenàbar) rientra a pieno rigore in quella valanga di film hollywoodiani che puntano sulla “quantità” del cast: un investimento costoso ma poco rischioso dato che è proprio grazie agli interpreti che spesso si salvano anche i film peggiori. Un altro ottimo esempio è il recente Ocean’s Eleven interpretato anche questo da un mega-cast di tutto rispetto.
Ma torniamo a Vanilla Sky. Il film ha le sembianze di un thriller fanta-psicologico nel quale il ricco editore David Aames (Tom Cruise) rimane sfigurato dopo un drammatico incidente d’auto causato dalla gelosia morbosa dell’amica-amante Julie (Cameron Diaz). Fonte della gelosia è Sofia (Penelope Cruz), una bella ragazza latina che David ha conosciuto in occasione della cerimonia del suo trentatreesimo compleanno. David dovrà imparare a (con)vivere con un nuovo volto, a difendere la sua posizione di editore ed a non perdere i legami e gli affetti che lo legavano alla vita prima dell’incidente. David inoltre, forse per una innata predisposizione, ha un subconscio particolarmente sensibile che gli procura sogni ed incubi molesti. Ed è proprio la componente onirica il tema principale di Vanilla Sky, un tema ambizioso e delicato e non certo una novità assoluta. Interessante è lo stile di narrazione, che vede David protagonista onnipresente dando la sensazione non di osservare il film ma quasi di viverlo in prima persona. Ma un thriller deve tenere sul filo lo spettatore e su questo Vanilla Sky delude non poco. Quello che manca è una sceneggiatura più incisiva, un’atmosfera più densa, un profilo psicologico più accurato. Lungo il film si avverte appena il dramma vissuto dal personaggio, la malinconia di una vita che si sfalda, la paura di non farcela o la voglia di rinascere. Manca tutto ciò come mancano anche le emozioni forti limitate ad un paio di scene davanti allo specchio. Lo stato confusionale in cui cade il protagonista David dopo un po’ genera distacco invece di incuriosire, si ha l’impressione che gran parte del film sia fatto per disorientare lo spettatore il quale, privato di appigli e di indizi utili, resta in attesa di una spiegazione finale. Spiegazione che arriva puntualmente e mette in luce una trama debole, valida nell’essenza ma comunque sviluppata male.
Dal punto di vista della recitazione troviamo un normalissimo Tom Cruise a cui manca un po’ di carisma (molto meglio in Magnolia ed in Eyes Wide Shut), una brava Cameron Diaz (molto convincente nella scena della macchina) e una meno brava Penelope Cruz, aiutata però dal suo fascino latino semi-misterioso. Kurt Russell invece si professa nel pacato ruolo di psicologo, che comunque svolge dignitosamente. Da ricordare poi Jason Lee, valido e simpatico attore lanciato anni fa dal regista Kevin Smith (Generazione X, In cerca di Amy) e che sta conoscendo un discreto successo (Heartbreakers, Almoust Famous e il qui presente Vanilla Sky).
La realtà nel sogno, l’incubo della realtà e la morale che è da vigliacchi rifugiarsi nella propria mente. Vanilla Sky sminuisce e semplifica queste tematiche, ma si lascia guardare grazie, ancora una volta, alla quantità degli attori coinvolti.

 
Stop frame: David che attraversa in macchina una New York completamente deserta.

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