Cinemorfina, per drogati di cinema

Vidocq


VIDOCQ – La Maschera senza volto
(Vidocq)

Regia: Pitof
Produzione, anno: Francia, 2001
Durata: 100′
Cast: Gerard Depardieu, Guillaume Canet, Inès Sastre
Voto:

Francia 1830. Il famoso investigatore Vidocq (Depardieu), muore in seguito allo scontro con un misterioso assassino mascherato. Il giovane scrittore Etienne (Canet), che sta realizzando una biografia su Vidocq, cerca di fare luce sulla sua morte per fare giustizia e nel contempo per finire di scrivere il suo libro.
Ispirato alle memorie di Eugène F. Vidocq, personaggio veramente esistito nella Francia dell’800, questo film è stato campione d’incassi nei botteghini d’oltralpe, riuscendo a battere anche i “blockbuster” americani, ripetendo con ciò i fasti di “Fiumi di porpora” nel 2000 e de “Il patto dei lupi” nel 2001, altri due film francesi che hanno dominato il box-office in patria. Purtroppo “Vidocq” non è imparentato alle suddette pellicole solo per i suoi copiosi guadagni, ma anche anche per la sua mediocrità. Se sulla carta il film poteva risultare avvincente, in realtà tra le mani ci ritroviamo una brutta copia di un qualsiasi “filmone” americano. Il regista Pitof (qui alla sua prima prova cinematografica), ha realizzato un “minestrone” insapore nel quale possiamo trovare vari ingredienti: un’atmosfera che cerca di essere gotica e cupa, ma che in realtà sembra la parodia di quella dell’interessante “From Hell” (anche grazie ai pacchiani e mediocri effetti digitali che rendono il film simile ad uno spot pubblicitario), scene d’azione simil-Cinema di Hong Kong, che adesso vanno tanto di moda (da segnalare per la sua atrocità e comicità involontaria al tempo stesso, la sequenza nella quale il “leggiadro” Vidocq/Depardieu tira calci girati tipo kung-fu nello scontro con l’Alchimista), e sequenze fantascientifiche alla “Matrix” (assolutamente fuori luogo la scena nella quale l’Alchimista riesce a fermare i proiettili come Neo nel suddetto film); insomma ce ne per tutti i gusti. Dal punto di vista recitativo la pellicola è caratterizzata da un Depardieu giù di tono che sembra la parodia di se stesso e da una Inès Sastre che è brava solo a fare la bella statuina e a mostrare le sue grazie (e che grazie!), per non parlare poi della sceneggiatura che ha una struttura alquanto meccanica, ripetitiva e prevedibile e nella quale il colpo di scena finale tende solo a rendere il tutto più improbabile di quello che è. L’unica nota positiva del film è la nitidezza della fotografia, realizzata col sistema sperimentale Sony HDW-F900, praticamente la stessa tecnologia utilizzata per il prossimo episodio di “Star Wars”; ma per il resto, come già è stato detto, é meglio tacere.
Veramente pessimo questo “Vidocq”: da evitare come la peste!

Stop frame: Per la sua demenzialità involontaria la scena finale nella stanza degli specchi.

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