Cinemorfina, per drogati di cinema

ZOMBI E PRODUTTORI, GIOIE E DOLORI – Resident Evil dal gioco al film -Speciale

ZOMBI E PRODUTTORI, GIOIE E DOLORI
Resident Evil dal gioco al film

di Luciana Morelli

“Confesso che odio i film dell’orrore e tutto il genere zombie ma ho voluto fare Resident Evil perché sono una fan del videogioco: me l’ha mostrato mio fratello che ha 10 anni meno di me. Ho sempre pensato che se avessero fatto un film su questa super-eroina con pistole e minigonna mi sarebbe piaciuto recitarlo”(fonte: “D” inserto de “La Repubblica” del 7 maggio 2002).
Così la “faccina d’angelo” delle passerelle e modella simbolo di L’Oréal, Milla Jovovich, nata a Kiev ma cresciuta e vissuta a Sacramento (California), arriva sul grande schermo da protagonista indiscussa dell’estate cinematografica. Vietato ai minori di anni 14, “Resident Evil” (titolo che è stato cambiato dopo i tragici fatti dell’11 settembre e che in realtà avrebbe dovuto essere “Resident Evil-Ground Zero”) è l’adattamento per il set di uno dei più discussi ed avvincenti videogiochi che siano mai stati creati e che consiste nel lottare contro centinaia di famelici zombi per riuscire ad impedire che il misterioso “virus” che ha trasformati si propaghi anche al di fuori dei laboratori in cui si è diffuso minacciando il pianeta. Fu vietato ai minori di 16 anni, fu censurato e poi duramente criticato dagli esperti che lo ritenevano, e lo ritengono tuttora, un gioco troppo cruento e pericoloso per i più piccoli che sono fondamentalmente incapaci di prescindere la realtà dalla finzione. Una notizia de “La Repubblica” del giugno 1999 recitava infatti così: [ROMA – Stop al videogioco splatter. Il gip di Roma ha ordinato il sequestro di Resident Evil 1 e Resident Evil 2. La Guardia di Finanza svuota gli scaffali di 350 negozi in tutta Italia. Il criminologo Francesco Bruno, incaricato dal Pubblico Ministero per una consulenza, sentenziava: “Resident Evil è pericoloso per i ragazzi sotto i 12-14 anni. Può creare in loro angosce e paura di addormentarsi. Per finirlo occorre un mese e, con una buona dose di suspense, tiene davvero inchiodati al video. Una simile esposizione alla violenza fa assorbire modelli e comportamenti negativi”].
Fu ideato e realizzato da Shinji Mikami e Yoshiki Okamoto e lanciato sul mercato nel 1996 dal colosso informatico giapponese della Capcom per la piattaforma Sony (in Giappone il gioco è noto come “BioHazard”), ha venduto nel mondo più di 16 milioni di copie e incassato oltre 600 milioni di dollari ma soprattutto è arrivato, tra versioni specifiche ora per una piattaforma ora per un’altra, alla quarta puntata uscita di recente anche in Italia con il titolo: “Resident Evil – Code:Veronica”. I tedeschi della Constantin Film hanno battuto sul tempo tutti i grandi Studios americani nell’accaparrarsi i diritti del film già nel lontano 1997 ed hanno impiegato la bellezza di 5 anni per riuscire a portare nelle sale questo film. La parte più difficoltosa è stata infatti, a detta del regista e sceneggiatore di “Resident Evil” Paul W. S. Anderson (le cui W.S. sono state splendidamente definite dalla stampa come “stands for NOT THOMAS” per distinguerlo dal bravissimo regista di “Magnolia”), l’adattamento della sceneggiatura alla storia del videogioco che, pur ricalcando i punti salienti di quest’ultimo, è completamente estranea al filo conduttore che lega i diversi capitoli della saga. Un’impresa di questo genere gli era già brillantemente riuscita nel 1995 con “Mortal Kombat” (incassò oltre 130 milioni di dollari che all’epoca erano un’enormità) definito dal produttore Bernd Eichinger “l’unico adattamento cinematografico di un videogioco che possa considerarsi davvero riuscito”. I produttori e lo stesso regista volevano infatti una storia che mantenesse le aspettative dei milioni di fans dello splatter-gore game più famoso del mondo ma che fosse però anche rivolta a chi del gioco non sa nulla e ne ignora persino l’esistenza. Per questo motivo sono stati inseriti molti personaggi nuovi (tutti quelli del film) e non si sono usati gli stessi personaggi del gioco (Jill Valentine, Chris Redfield ecc…) in modo da non renderlo troppo prevedibile per gli accaniti fan della PlayStation. Non a caso nel 1979, Eichinger e la Constantin Film distribuirono anche il mitico “Zombi” alias “Dawn of the Dead” di George A. Romero, colui che era stato interpellato in prima battuta come regista e sceneggiatore per Resident Evil.
La sua famosa trilogia sugli zombi lo ha reso l’unico vero grande esperto di morti viventi, instaurando con questi ultimi quasi un rapporto di religioso rispetto. In un’intervista spiegò la genesi di questa sua grande opera: “Ispirato da ‘I Am a Legend’, un libro di Richard Matheson, scrissi un breve soggetto di una trilogia che parlava di una società rivoluzionaria che assume pian piano le caratteristiche di una società di zombi. Nella prima parte (che poi diventò “La notte dei morti viventi”) appaiono gli zombi, ma la società operativa sembra mantenere il controllo della situazione, sebbene ci sia un caos totale e la gente non sappia bene come affrontarlo. Nella seconda parte (che divenne poi “Zombi” il cui titolo originale è “The dawn of the dead” l’alba dei morti viventi) c’è una situazione di equilibrio, con un esito incerto. Nella terza parte (“Il giorno degli zombi”) sono gli zombi ad operare totalmente. La mia visione è quella di una società strutturata gerarchicamente dove gli umani sono dei piccoli dittatori, calati nei loro rifugi antiatomici, e combattono le loro guerre usando gli zombi come soldati.”
Romero entusiasta del progetto offertogli dai produttori di “Resident Evil” si era messo subito dietro alla sua macchina da scrivere per buttare la sceneggiatura (rigorosamente e puntigliosamente attinente alla trama del gioco) che poi è inevitabilmente tornata nelle mani della Capcom dove è rimasta ad ammuffire per quasi un anno intero, finchè è stata definitivamente rifiutata. Gli sviluppatori del gioco sentenziarono, senza mezzi termini, che secondo loro Romero aveva fatto un pessimo lavoro (senza spiegare i particolari che non gli erano graditi) e che perciò non avevano potuto far altro che sollevarlo dal suo incarico. Romero, senza peli sulla lingua, risponde per le rime e ad una convention organizzata da gruppi di deliranti fans affermando di essere “l’unico vero maestro dei morti viventi” (chi può dargli torto!!) e dichiarò testualmente: “Mi dispiace non poter fare Resident Evil, dopo aver visto come avevano ridotto il mio mondo dei morti viventi, volevo far vedere loro come si gira una storia di zombie”. Col senno di poi non possiamo dar torto al più grande zombimaker del mondo (non scordiamoci però che gli effetti speciali della sua trilogia erano curati da un certo Tom Savini..non so se mi spiego!); gli zombi di Resident Evil (non del gioco ovviamente) sono pressappocco innoqui, poco splatter e non hanno assolutamente la classe ed il “portamento” (mi viene quasi da ridere a dire queste cose) dei mitici zombi romeriani. Erano molto più orrendi quelli del videogioco, perennemente accompagnati dal loro inquietante e disturbante mugugno. E pensare che dopo la fine delle riprese Eichinger dichiarò: “Avevo sempre desiderato realizzare un film che mettesse davvero paura”. Beh a giudicare dal film…mi sa che dovrà riprovarci.
Da voci ufficiose pare che ad aver contrariato i vertici Capcom sia stato soprattutto l’umorismo al limite del cattivo gusto (la cosa migliore dei film di Romero), ad aver fatto fallire quella che poteva essere una splendida e proficua collaborazione. I nipponici progettisti non devono aver gradito molto che qualcuno scherzasse con i loro zombie ma, a mio avviso, quando quel qualcuno è George Romero, si può anche accettare qualche compromesso. Questa però è solo una delle tante versioni della vicenda, perchè circolava la voce (forse la più probabile) che tra Romero ed i suoi datori di lavoro ci fossero degli insormontabili contrasti a livello finanziario e che quindi per questo si sia deciso di affidare ad il progetto ad Anderson. Questo significò il completo stravoglimento della trama del primo Resident Evil e la creazione di una storia completamente a parte. Le riprese, iniziate il 5 marzo del 2001, sono durate 11 settimane e sono state interamente effettuate a Berlino tra studi cinematografici e fermate della metropolitana.
Anche se Anderson ha creato per il film una storia completamente al di fuori di ogni collegamento con le trame delle puntate della saga originale, non potevano però ovviamente mancare i particolari riferimenti e le caratteristiche del gioco che rimangono tutto sommato “abbastanza fedeli”. Cominciamo dall’Umbrella Corporation, l’onnipotente multinazionale leader nel campo medico-sanitario che nasconde, dietro ad una fittizia rispettabilità, una vasta rete di ricerche ed esperimenti illegali su ingegneria genetica ed armi biologiche; la lussuosa villa, in cui il film ha inizio, sperduta tra i boschi nei pressi dell’immaginaria città di Raccoon City, che camuffa l’ingresso nel “Centro Studi” sotterraneo che prende il nome dalla sua curiosa forma ad “Alveare”. Ritroviamo nel film anche i corvi, i dobermann zombificati (che nel gioco sono tremendi e non lasciano scampo neanche se si è armati di fucili e pistole) qui ammazzati dalla Jovovich con un proiettile ciascuno ed un calcio sferrato con tanto di rincorsa sul muro modello Trinity di “Matrix”!!, una mostruosa creatura mutante, il Licker, definita nel gioco B.O.W. cioè Bio-Organic Weapon (e che stranamente nel gioco è presente in grande quantità mentre qui ne troviamo uno solo…bah!) usata (malamente) per circa 3-4 minuti giusto per movimentare un pò la fine del film. Ed ancora, ritroviamo la ferrovia sotterranea che collega la villa con l’Alveare il cui treno, pressochè identico a quello del gioco, riporta alla mente quello di “Ghost of Mars” del maestro John Carpenter. Ci chiediamo ora, dove sono finiti i megaragnigalattici? I predatori verdi chiamati “Hunter”?
Dopo tutto però, non mancano le aggiunte fantasiose del regista che ha voluto così omaggiare i grandi capolavori della letteratura di Lewis Carroll per sottolineare le molte analogie che secondo lui (scoperta dell’acqua calda) hanno con la struttura di R.E.. Ed ecco allora Alice, il nome della protagonista (da “Alice nel paese delle Meraviglie”), La Casa dello Specchio, il leit motiv degli scacchi e la Regina Rossa (entrambi tratti dal racconto “Attraverso lo Specchio”). A quanto pare Anderson sembra aver ragione visto che i progettisti del nuovo episodio “Resident Evil-Code: Veronica” hanno dimostrato di essere dei carrolliani d.o.c. inserendo un mostro chiamato “Bandersnatch” (creatura nel poema Jabberwocky di “Attraverso lo specchio” di Carrol).
Ed ora concedetemi alcune frivole riflessioni sul personaggio centrale del film: non possiamo di certo non notare le numerose attinenze che la storia, la trama e lo spirito del film hanno con i grandi classici dell’action-sci-fi movie. La bella Milla si trova infatti ad emulare le gesta ed a vestire i panni (fascinosissimi, succinti e “griffati”) delle eroine che hanno affascinato ed ammaliato il grande pubblico in film come “Alien”, “Barbarella” ed il recente e molto meno gettonato “Tomb Raider”. La “nostra” famigerata stilista Prada non ha infatti perso l’occasione di pubblicizzare il suo prestigioso marchio in quello che è, al momento, il fenomeno cinematografico dell’estate. Ha creato per la Jovovich e per il suo personaggio, i graziosi stivaletti modello anfibio come fece già Paco Rabanne, nei lontani anni ’60, creando gli striminziti costumi della sensualissima Jane Fonda protagonista di “Barbarella”. Vi chiederete chi ha disegnato il graziosissimo e surreale vestitino di Alice…beh sono qui per stupirvi: quando la Jovovich apprese all’inizio del progetto di R.E. che il suo personaggio avrebbe dovuto indossare i vestiti da commando come tutti gli altri membri, sfoderò la sua personalità da leonessa fregandosene delle divise militari da dura e disegnando personalmente il succinto abito da sera che indossa nel film, perchè a sua detta “..obviously you cannot have a zombie movie without an hot chick!”.[fonte:Central do Cinema]
Possiamo quindi concludere con una cosiderazione: dopo il pauroso flop di Angelina Jolie (non in sex appeal intendiamoci) nei panni della Lara Croft in “Tomb Raider”, è momentaneamente sfumato il tentativo di sostutuire la figura del celebre tenente RRipley interpretato da una certa Sigourney Weaver che è, tuttora, l’indiscussa regina della fantascienza e della lotta fisica al femminile contro le forze del male e che ha appassionato milioni di persone trasformando la saga di “Alien” in una vera e propria leggenda. Dico momentaneamente perchè magari, con i prossimi 5 o 6 sequel di “Resident Evil” (secondo IMDB è già in lavorazione il secondo episodio “Resident Evil: Nemesis” e purtroppo il regista è lo stesso) la bellissima e grintosa Milla potrebbe riuscire nell’impresa.

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